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Friday 21 April 2017
FOCUS SUL DEBITO PUBBLICO ITALIANO - La sostenibile pesantezza del debito italiano - a cura di: Flavio Rovida e Ilaria Spinelli 21 aprile 2017
bon.cla il 21 Apr 2017 - 10:21 |
Nei giorni scorsi il Governo italiano ha approvato, con la presentazione del Documento di Economia e Finanza (DEF), la manovra di correzione dei conti pubblici, in un contesto di mercato che ha visto, nel corso degli ultimi mesi, un aumento dello spread dei titoli italiani largamente motivato dall’incertezza politica, in particolar modo legata alle elezioni presidenziali in Francia, il cui primo turno si terrà domenica 23 aprile.
Cogliamo pertanto questa occasione per un approfondimento sulla sostenibilità del debito italiano, mentre nel mondo, con l’avvento di Trump, si torna a parlare di politiche fiscali espansive e, nello stesso tempo, quelle monetarie possono avviare un lento e graduale percorso di “normalizzazione”.

Come noto, l’Italia ha un elevato debito pubblico che limita i margini di manovra della politica fiscale e solleva ripetutamente preoccupazioni in merito alla sua sostenibilità, come avvenuto nel corso della crisi del debito sovrano del 2011-13. In realtà, l’aumento del debito pubblico italiano rispetto al PIL nel corso dell’ultimo decennio non è stato particolarmente elevato se confrontato con le altre economie avanzate. Nel corso del prossimo anno, però, prevediamo che la BCE porterà a conclusione il proprio programma di acquisto di titoli (Quantitative Easing), con un probabile impatto al rialzo sui tassi di mercato.

E’ naturale pertanto chiedersi se e in che misura il debito italiano sia sostenibile in questo scenario.

Per leggere il report clicca qui link

Tuesday 28 March 2017
AGGIORNAMENTO SUI MERCATI VALUTARI a cura di: Paolo Batori, Peter Butler e Riccardo Pellegrin
bon.cla il 28 Mar 2017 - 12:33 |
L'euro ha stabilito dall'inizio dell'anno un ampio intervallo di contrattazione contro il dollaro; tale intervallo è rimasto compreso tra 1.05 e 1.085 circa. Le principali determinanti della volatilità sono state la situazione politica europea e la retorica della Banca Centrale. Nel corso della riunione della BCE di marzo, il presidente Draghi ha utilizzato un tono più accomodante. Il consiglio direttivo ha escluso, sin dalla dichiarazione di apertura, la possibilità che i tassi si muovano ulteriormente al ribasso, e sembra sia stata valutata l’ipotesi che i tassi di interesse possano aumentare nel futuro prima della fine del Quantitative Easing. Ciò ha portato ad un euro stabile, capace di contrastare i forti dati dagli Stati Uniti e tassi di riferimento americani più alti. Una chiara inversione con quanto registrato nei passati trimestri.

La vittoria delle elezioni presidenziali americane da parte di Trump ha scatenato quattro chiare tendenze di mercato sul finire del 2016: i) la forza dei mercati azionari, ii) il rafforzamento del dollaro, iii) l’aumento dei rendimenti del debito americano, iv) la debolezza dei mercati emergenti.

Le politiche di Trump sembrano però potenzialmente causare effetti contrastanti: 1) lo stimolo fiscale, tramite la riduzione delle aliquote di tassazione aziendale, punta a spingere la crescita ma potrebbe surriscaldare il motore economico; 2) il protezionismo, dall’altra parte, mira ad un aumento dell’occupazione in USA, ma eventuali barriere al commercio internazionale potrebbero implicare una eccessiva forza del dollaro.

Le divise emergenti dovrebbero essere ben equipaggiate per assorbire i rischi attesi. L’analisi storica sembra dimostrare che un paniere ben diversificato di divise emergenti (contro euro) potrebbe migliorare il profilo di rischio-rendimento del portafoglio in caso di normalizzazione dei tassi (sia in USA sia in Europa), oppure di aumento del costo di finanziamento nella periferia europea o nel caso di incremento del prezzo del petrolio; allo stesso tempo invece un forte rafforzamento del dollaro americano potrebbe mettere a rischio la strategia spiegata. Alcune conclusioni speculari si possono trarre nel caso di un paniere di divise di paesi sviluppati. Scendendo nella selezione specifica, preferiamo strategicamente il peso messicano, la rupia indiana ed indonesiana, lo zloty polacco e, tatticamente, la lira turca nelle economie emergenti, mentre in quelle sviluppate preferiamo il dollaro USA e, tatticamente, lo yen giapponese.

Per conoscere nel dettaglio le tendenze delle singole divise clicca qui link

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