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Wednesday 30 May 2018
INCERTEZZA POLITICA ITALIANA
bon.cla il 30 May 2018 - 11:15 |
Nel corso degli ultimi giorni la situazione politica italiana, peraltro già instabile alla luce del risultato delle elezioni dello scorso 4 marzo, ha registrato un deciso deterioramento. Il fallimento del tentativo di formazione di un governo di coalizione tra Movimento 5 Stelle e Lega, determinato dalle obiezioni del Presidente della Repubblica alla nomina del prof. Paolo Savona a Ministro dell’Economia in ragione delle sue posizioni critiche nei confronti dell’euro, ha chiaramente modificato gli scenari, rendendo pressoché certe nuove elezioni politiche nel giro di pochi mesi. L’incertezza politica è quindi repentinamente aumentata e i mercati sono tornati implicitamente a scontare anche l’eventualità di scenari “estremi”, come non avveniva dal periodo più acuto di crisi del debito sovrano nel 2011-12.

La situazione politica appare comunque ancora altamente fluida e non si possono escludere ulteriori sorprese, soprattutto in uno scenario di debolezza dei mercati finanziari.

I portafogli gestiti rimangono costruiti secondo criteri di diversificazione globale e in situazioni come quella che stiamo attraversando in questi giorni può riscontrarsi il pieno valore di un approccio di ampia diversificazione per mercati e di selezione di gestori.

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Thursday 10 May 2018
AGGIORNAMENTO SUI MERCATI VALUTARI a cura di P.Batori, P.Butler e Scott Fleming - 9 maggio 2018
bon.cla il 10 May 2018 - 13:16 |
Il dollaro statunitense ha registrato un recupero temporaneo, dovuto all’allinearsi di un cambio nelle aspettative sulle politiche monetarie nelle maggiori aree economiche e di un aumento delle incertezze (geo)politiche. Nella scorsa nota abbiamo descritto come le politiche monetarie siano oggi caratterizzate da due categorie di strumenti: tradizionali (tassi di riferimento) e innovative (espansione del bilancio delle banche centrali). A nostro avviso, gli investitori cercano “carry” (ovvero extra-rendimento nel reddito fisso) quando l’economia procede a singhiozzo, mentre preferiscono investire in crescita quando quest’ultima va spedita. In aggiunta, le divise trovano forza nella differente “aggressività” del processo di normalizzazione delle politiche monetarie da parte delle diverse banche centrali. Tradizionalmente, tale diversa intensità poteva essere misurata dal differenziale dei tassi a breve, ma questa metrica è meno affidabile nell’attuale contesto dove le banche centrali sono impegnate a rimuovere gli strumenti non ortodossi (ad esempio il Quantitative Easing), prima di prendere decisioni sui tassi di riferimento. Comparando le politiche monetarie prospettiche della Fed rispetto alle sue controparti europea e giapponese, rileviamo come il dollaro sembri destinato ad essere penalizzato nel lungo periodo. Però, ultimamente, i dati macroeconomici hanno dato segnali di raffreddamento sia in Europa che in Giappone, e tanto è bastato per far prezzare agli investitori un rallentamento della normalizzazione del bilancio sia da parte della BCE che della Banca del Giappone, costringendo molti operatori a chiudere le posizioni corte dollaro. Come detto sopra, gli investitori tendono infatti a concentrarsi sul differenziale di rendimento quando l’economia sembra procedere meno spedita delle attese. Tale metrica privilegia al momento il dollaro americano in modo importante.

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